Restaurata la Natività di Cristo di Paolo Uccello. La vetrata resterà esposta dall’ 8 dicembre al 15 gennaio 2006 all’interno della Cattedrale di Santa Maria del Fiore a Firenze (orario di apertura: lun-ven 10.00-17.00; giov 10.00-15.30, sab 10.00-16.45, dom 13.30-16.45).
Nell’ambito del programma di restauro delle sette grandi vetrate istoriate del tamburo della Cupola della Cattedrale di Firenze, realizzate tra il 1434 e il 1445, è stato ultimato il recupero della “Natività”, realizzata su cartone di Paolo Uccello, nel 1444, dal maestro vetraio Angelo Lippi. I restauri del corpus vitrearum della Cupola sono iniziati nel 1995 con la vetrata raffigurante la Resurrezione del medesimo artista, per poi continuare con quelle su cartone di Donatello (Incoronazione della Vergine) e di Lorenzo Ghiberti (Ascensione, Orazione nell’Orto e Presentazione al Tempio). Gli interventi di restauro sono stati realizzati grazie al contributo dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze, proseguendo una fattiva collaborazione che ha avuto inizio con il recupero delle vetrate istoriate delle navate della Cattedrale.
“La più grande ‘collettiva’ artistica del primo Rinascimento la troviamo figurata nel tamburo della Cupola di Santa Maria del Fiore. Si tratta delle gigantesche vetrate circolari che i maestri fiorentini realizzarono poco prima della metà del secolo XV, sui cartoni di Lorenzo Ghiberti, di Donatello, di Paolo Uccello. Pochi, anche fra il pubblico colto, se ne rendono conto ma gli ‘occhi’ policromi della Cupola rappresentano, tutti insieme, l’antologia pittorica più alta che il genio fiorentino nel suo momento eroico ci abbia lasciato in eredità. E’ dunque di rilievo veramente storico il merito dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze che negli ultimi anni, con regolare progressione e sistematico impegno, ha finanziato il restauro dell’intero ciclo. Tanto più apprezzabile è poi da considerare l’atto di mecenatismo in quanto l’intervento riparatore – in perfetto accordo con l’Opera di Santa Maria del Fiore e con gli Uffici fiorentini della tutela – è stato affidato agli abilissimi operatori della storica ditta Polloni: i migliori specialisti nel restauro delle vetrate policrome oggi attivi in Italia e, probabilmente, in Europa. Ed ora – con la felice cadenza alla quale ci ha abituati lo studio Polloni, dopo che già ci sono stati consegnati, anno dopo anno, sei occhi policromi – ecco di fronte a noi, perfettamente restaurato, il settimo, capolavoro di Paolo Uccello. Il soggetto iconografico è la Natività. Il pittore, coadiuvato con perfetta intelligenza dal grande maestro vetraio Angiolo Lippi, stringe la scena nella essenzialità di una sintesi monumentale. Sono solo sette i protagonisti di questo Natale fiorentino dell’anno 1444: il Bambino al centro fra la Vergine inginocchiata e San Giuseppe, il bue e l’asino incombenti sulla mangiatoia di Betlemme, due pastori che timidamente si affacciano sulla sinistra. Il grande animalista Paolo Uccello (come non ricordare il cavallo dell’Acuto in Duomo?) lo vediamo nella mole possente, sapientemente scortata, del bue e nel muso quasi umano, malinconico e affettuoso, dell’asino, umile comprimario. Il grande prospettico della ‘Battaglia di S. Romano’ e della predella di Urbino è riconoscibile nel tettuccio in scorcio della capanna, indicatore di una profondità che imperiosamente si afferma dentro il paradisiaco fulgore dei colori.”
Antonio Paolucci
Direttore Regionale per i Beni Culturali
e Paesaggistici della Toscana
La vetrata raffigurante La Natività di Cristo, opera di Paolo Uccello, fa parte della serie di otto scene neotestamentarie commissionate ai massimi artisti fiorentini al momento dell’ultimazione della cupola brunelleschiana. Possiamo suggerire il significato del programma (e quindi anche della nostra Natività all’interno del programma) analizzandone l’organizzazione. La prima vetrata nell’ordine d’esecuzione, quella centrale – l’Incoronazione della Vergine (realizzata su disegno del Donatello nell’anno della consacrazione di Santa Maria del Fiore, 1436) – invita a contemplare l’elevazione della natura umana in Maria; venendo dalla navata della chiesa, il fedele si sente coinvolto in un’ascesa verso la gloria del cielo. Anche le vetrate che fiancheggiano l’Incoronazione evocano il passaggio dalla terra al cielo: la Resurrezione di Cristo di Paolo Uccello, a nord-est, e l’Ascensione, su disegno di Lorenzo Ghiberti, a sud-est. Le tre scene relative all’Infanzia sono invece tutte a ovest, con al centro l’Annunciazione (vetrata su disegno di Paolo Uccello, distrutta da un fulmine e smembrata nel 1828), la nostra Natività, pure essa dell’Uccello, a nord-ovest, e – dall’altra parte, a sud-ovest – la Presentazione al Tempio, del Ghiberti. Così il concepimento del corpo di Gesù, la sua nascita corporale e l’iniziale inserimento nel tessuto del suo popolo mediante la circoncisione facevano da preludio alle scene riguardanti la glorificazione del suo corpo. Le due scene relative alla Passione sono state relegate invece a nord e a sud: fuori sequenza per quanto riguarda il ciclo, ma anche tra loro, dal momento che la Deposizione (di Andrea Castagno) precede l’Orazione nell’Orto (del Ghiberti). Infine, pur di calibrare tutto in termini mariani, l’Incoronazione è stata intromessa tra la Risurrezione e l’Ascensione di Cristo, e il messaggio globale riafferma l’antica fede dei cristiani che Cristo è concepito, nato e poi morto ad uno scopo preciso: per risorgere e, risorgendo, portare con sé l’umanità intera, a partire dalla donna da cui aveva avuto il suo corpo umano, Maria.
Timothy Verdon
Canonico della Cattedrale
e Consigliere dell’Opera di Santa Maria del Fiore
La vetrata con la Natività, eseguita dal maestro vetraio Angelo Lippi su cartone di Paolo Uccello, realizzata tra il 1443 e il 1444, s’inserisce nel ciclo celebrativo della vicenda cristologica e mariana presente nelle raffigurazioni inserite negli “occhi” del tamburo poligonale di Santa Maria del Fiore. Questo complesso di lavori fu affidato ad alcune tra le personalità artistiche più rappresentative operanti in quel periodo a Firenze: Donatello, Ghiberti, Andrea del Castagno e – appunto – Paolo Uccello, a cui furono commissionati i cartoni, oltre che di questa Natività, anche della Resurrezione e dell’Annunciazione, ora non più sul posto e sostituita, per i danni ricevuti dal fulmine nell’Ottocento, da una vetrata bianca. Circondata da una fascia decorativa circolare a rosette, mèmore di ornati classicheggianti, la scena della Natività è tratteggiata dal maestro con rigore prospettico ed energia disegnativa: si vedano a questo proposito le inclinazioni della copertura della capanna da cui spuntano le miti figure – ineccepibilmente scorciate – del bue e dell’asino; si vedano anche i pesanti drappeggi delle vesti di Maria e di Giuseppe; la posa del Bambino che non può non ricordare – per il suo gesto – illustri esempi masacceschi; la sicurezza con cui il pastore di destra si appoggia al suo bordone. Su tutta la composizione brilla la singolare stella a raggi di diversa lunghezza che ha dato lo spunto anche per la ricostruzione della sfera nell’orologio nella controfacciata del duomo fiorentino, la cui decorazione ad affresco è opera del medesimo artista. Un restauro che s’inserisce tra le attività dell’Opera di Santa Maria del Fiore, attenta, gelosa, meticolosa custode da secoli delle memorie artistiche della cattedrale e che ha da tempo intrapreso la cura delle vetrate del duomo, complesso tra i più rilevanti dell’arte vetraria italiana, com’è stato più volte riconosciuto. Chi soprintende al patrimonio artistico non può che esprimere gratitudine (anche a nome del funzionario che si dedica con meritoria attenzione e passione alla cura delle testimonianze artistiche presenti in cattedrale, Maria Matilde Simari) alla secolare istituzione, alla sua presidenza, a tutto il personale impegnato nella delicata opera di salvaguardia del patrimonio che si conserva in Santa Maria del Fiore per questo ulteriore recupero conservativo, il cui merito operativo va alla ditta Polloni, tra le più esperte e rinomate nel campo indubbiamente delicato e complesso del restauro delle vetrate artistiche.
Bruno Santi
Soprintendente per il patrimonio storico, artistico ed etnoantropologico
delle province di Firenze, Pistoia e Prato
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